Regolarità e matematica nella scuola dell’infanzia
Creare una sequenza, continuarla e trasferirla a materiali diversi: uno studio sulle regolarità spontanee e un esempio con oggetti e gesti.
Rosso, blu, rosso, blu: una sequenza può diventare un’occasione per parlare di regole. Ma accorgersi spontaneamente di una regolarità e completarla dopo una richiesta dell’adulto sono due cose diverse. Questa distinzione è al centro di una ricerca sui bambini della scuola dell’infanzia.
Uno studio sulle costruzioni spontanee
Wijns e colleghi (2020, pubblicazione online nel 2019) hanno studiato 378 bambini di quattro e cinque anni provenienti da 17 scuole dell’infanzia. Un compito di costruzione con blocchi colorati permetteva di osservare se comparivano spontaneamente sequenze regolari. Venivano inoltre valutate abilità matematiche, riconoscimento di regolarità, abilità spaziali e memoria di lavoro visuospaziale.
I bambini che creavano spontaneamente un pattern ottenevano risultati migliori nelle prove di regolarità e di matematica rispetto al gruppo che costruiva senza uno schema identificato. Le differenze nelle abilità spaziali e nel riconoscimento dei pattern spiegavano statisticamente la differenza matematica tra questi gruppi.
È un’associazione osservata, non la dimostrazione che insegnare sequenze colorate migliori automaticamente il calcolo. Gli autori indicano le costruzioni spontanee come occasioni per discutere le regolarità e chiedono ulteriori ricerche sul loro ruolo nello sviluppo.
Tre richieste da tenere separate
- Creare liberamente: il bambino organizza oggetti senza una consegna sulla regola.
- Continuare: osserva una sequenza e aggiunge gli elementi successivi.
- Trasformare: mantiene la stessa struttura usando oggetti o azioni diversi.
Non sono livelli da somministrare come un test. Sono modi per rendere chiaro che cosa stiamo chiedendo. Se diciamo subito «mettili uno rosso e uno blu», non stiamo più osservando se la regolarità emerge spontaneamente.
Un esempio con oggetti e gesti
Prepariamo una sequenza di bottoni: grande, piccolo, piccolo; grande, piccolo, piccolo. Chiediamo che cosa potrebbe venire dopo e ascoltiamo la spiegazione. Il bambino può indicare gli oggetti, nominare le dimensioni o delimitare il gruppo che si ripete.
In un secondo momento proponiamo di usare battiti di mani e tocchi sul tavolo mantenendo la stessa struttura. Il passaggio richiede di riconoscere la relazione tra gli elementi, oltre alle loro caratteristiche visive. Se è troppo difficile, torniamo agli oggetti e rendiamo visibili le unità ripetute.
L’esempio è una proposta originale di discussione, non una riproduzione della prova dello studio. Un errore può aprire una domanda: «Quale regola stavi usando?». A volte il bambino ha seguito un criterio diverso da quello previsto dall’adulto.
Che cosa osservare
Annotiamo se il bambino copia un elemento alla volta, riconosce il gruppo ripetuto, spiega la propria scelta o mantiene la regola cambiando materiale. Queste descrizioni sono più utili di un generico «è bravo con i pattern». Non permettono, da sole, di prevedere il rendimento futuro o identificare una difficoltà di apprendimento.
Per approfondire lo sviluppo delle competenze numeriche, il corso sulle abilità matematiche comprende una sezione dalla nascita alla scolarizzazione. Lo studio qui discusso riguarda regolarità e matematica: non è una valutazione del corso né del suo programma.
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Riferimento
Wijns, N., De Smedt, B., Verschaffel, L., & Torbeyns, J. (2020). Are preschoolers who spontaneously create patterns better in mathematics? British Journal of Educational Psychology, 90(3), 753–769. doi:10.1111/bjep.12329.
Dall’archivio di Training Cognitivo. Testo e collegamenti aggiornati l’8 ottobre 2026, con verifica dei riferimenti principali. Gli esempi sono illustrativi; non si tratta di una revisione esaustiva della letteratura.
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