Una storia può diventare un’occasione per imparare parole: che cosa suggerisce la ricerca e come costruire uno scambio senza trasformare il libro in un interrogatorio.

Lettura condivisa e vocabolario: come dare spazio alle parole

Una storia può diventare un’occasione per imparare parole: che cosa suggerisce la ricerca e come costruire uno scambio senza trasformare il libro in un interrogatorio.

Durante una storia, un bambino può incontrare parole che nella conversazione quotidiana compaiono raramente: una tana, un sentiero, un personaggio esitante. Leggere insieme offre l’occasione di fermarsi su queste parole, collegarle alle immagini e usarle per parlare di ciò che accade. Il libro diventa così anche un punto di partenza per il dialogo.

Che cosa ci dice la ricerca

La meta-analisi di Flack, Field e Horst, pubblicata nel 2018, ha riunito 38 studi sull’apprendimento di parole attraverso la lettura condivisa, per un totale di 2.455 bambini. Le modalità di interazione durante la lettura, comprese quelle dialogiche, contribuivano a spiegare le differenze nei risultati. Anche il numero di incontri con le parole risultava rilevante.

È una base favorevole per usare la lettura condivisa come occasione di apprendimento lessicale. Non permette, però, di promettere lo stesso progresso a ogni bambino o di stabilire una quantità di lettura valida per tutti. Il fatto che alcune caratteristiche, come l’età, non spiegassero le differenze in quella specifica analisi non significa che si possa proporre la stessa attività a qualsiasi età.

Una parola dentro una conversazione

Immaginiamo una pagina in cui un coniglio si nasconde nella sua tana. Ecco un esempio originale di scambio, da adattare alla situazione:

  • Dare un significato: «Questa è la tana: il posto in cui il coniglio si ripara».
  • Collegare parola e immagine: «Guarda l’entrata, proprio sotto l’albero».
  • Lasciare spazio: aspettare un gesto, un commento o una domanda, senza pretendere una risposta a ogni pagina.
  • Riprendere l’intervento: se il bambino dice «dentro», rispondere «Sì, il coniglio è entrato nella tana».

Non è un protocollo ricavato dallo studio: è un modo per rendere concreto il passaggio dalla parola isolata al suo uso. Lo scambio può essere breve. Se il bambino vuole continuare la storia, non serve trasformare ogni immagine in un esercizio.

Come scegliere dove fermarsi

Una domanda utile per l’adulto è: «Quale parola può aiutarci a capire questa scena?». Si può partire da un termine importante per la storia e renderlo comprensibile con un gesto, una spiegazione semplice o un collegamento a un’esperienza. Per esempio, “esitante” può diventare «non è ancora sicuro se entrare oppure aspettare».

Quando la parola ricompare, c’è una nuova occasione per usarla. La rilettura di una storia conosciuta può offrire questi incontri senza dover introdurre continuamente libri nuovi. Non è necessario chiedere ogni volta una definizione: anche un commento pertinente può mostrare come il bambino stia interpretando il racconto.

Dal vocabolario alla comprensione

Conoscere una parola e comprendere l’intera storia sono obiettivi collegati, ma diversi. Dopo il significato di “tana”, per esempio, possiamo parlare del motivo per cui il coniglio si è nascosto. Per orientarti tra materiali e approfondimenti, visita l’area Linguaggio; nelle letture correlate trovi anche come riprendere le frasi del bambino e lavorare sull’idea principale.

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Riferimento

Flack, Z. M., Field, A. P., & Horst, J. S. (2018). The effects of shared storybook reading on word learning: A meta-analysis. Developmental Psychology, 54(7), 1334–1346. doi:10.1037/dev0000512.

Dall’archivio di Training Cognitivo. Testo e collegamenti aggiornati l’8 ottobre 2026, con verifica del riferimento principale. Gli esempi sono illustrativi e non costituiscono un programma individuale di trattamento.

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