Afasia: comunicare con parole, gesti, disegni e scelte
La comunicazione può utilizzare più canali. Come sostenere un messaggio e verificarne il significato rispettando la persona adulta.

Quando una parola non arriva, il messaggio può avere altre strade: un gesto, una parola scritta, una fotografia o un disegno. Nell’afasia, usare più modalità può sostenere la comunicazione e affiancare il lavoro sul linguaggio. Non significa rinunciare a parlare.
Partire da ciò che la persona riesce e desidera usare
Non bisogna presumere che scrittura, gesto o disegno siano sempre conservati. Difficoltà linguistiche, motorie, visive o prassiche possono limitarli. La scelta richiede osservazione e, nel percorso riabilitativo, una valutazione specifica.
Un quaderno con poche parole utili può essere accessibile per una persona e poco utile per un’altra. Anche un’app sofisticata può fallire se richiede troppi passaggi o non contiene i messaggi che servono realmente.
Un esempio: concordare un’uscita
L’interlocutore può scrivere due destinazioni, affiancarle a fotografie chiare e chiedere quale si preferisca. Se la persona indica una scelta, si verifica il significato: «Vuoi andare al parco oggi?». Se la risposta resta incerta, si cerca un’altra modalità senza fingere di aver capito.
Le alternative non devono restringere inutilmente la libertà. Deve restare possibile comunicare «nessuna delle due», proporre altro o rinviare. È un esempio di conversazione sostenuta, non un test o una sequenza da applicare rigidamente.
Anche chi ascolta deve cambiare qualcosa
Lasciare tempo, usare un tema alla volta e mettere a disposizione carta e penna può ridurre alcune barriere. È utile parlare direttamente alla persona, con tono adulto, senza aumentare automaticamente il volume o semplificare ogni contenuto fino a renderlo infantile.
Il portale clinico ASHA descrive approcci multimodali e formazione dei partner comunicativi. L’accessibilità non dipende soltanto dallo strumento consegnato, ma anche da come gli interlocutori lo utilizzano e dalle occasioni di partecipazione.
Verificare il messaggio, non soltanto la prestazione
Un disegno riuscito non è necessariamente un disegno bello. È riuscito se aiuta a condividere l’intenzione. Si può ricapitolare quanto compreso e lasciare alla persona la possibilità di confermare o correggere, usando una modalità di risposta affidabile per lei.
Per temi complessi, come decisioni sanitarie o personali, una risposta ambigua non va trattata come consenso. Servono tempo e supporti adeguati. Nella vita quotidiana, invece di chiedere continuamente «come si chiama?», può essere più utile creare una vera ragione per scambiare un messaggio. La comunicazione resta una relazione tra persone, non una serie di prove di denominazione.
Fonti e approfondimenti
Revisione editoriale: 11 ottobre 2026. Contenuto divulgativo; non sostituisce una valutazione individuale.



