Raccontare richiede parole, collegamenti e una struttura comprensibile. Uno studio su SKILL aiuta a distinguere i progressi nel lessico da quelli nell’organizzazione della storia.

Narrazione e disturbo di linguaggio: che cosa insegna lo studio SKILL

Un bambino organizza immagini in sequenza per raccontare una storia.

Raccontare richiede parole, collegamenti e una struttura comprensibile. Uno studio su SKILL aiuta a distinguere i progressi nel lessico da quelli nell’organizzazione della storia.

Un bambino può nominare correttamente molti oggetti e incontrare difficoltà quando deve raccontare un episodio. Chi ascolta deve capire chi agisce, che cosa succede e perché. Per questo, contare le parole e osservare la struttura della storia rispondono a domande diverse.

Il disegno e i risultati

Gillam e colleghi (2018) hanno studiato quattro bambini in età scolare con disturbi di linguaggio e difficoltà narrative, usando un disegno a baseline multiple su casi singoli. Ricevevano una versione sperimentale del programma SKILL; altri due bambini rimanevano nella fase di baseline. Le misure comprendevano il numero di parole diverse e la complessità narrativa.

Dopo l’avvio dell’intervento tutti e quattro mostravano miglioramenti da moderati a grandi nella varietà lessicale; tre dei quattro anche nella complessità. Nei due bambini senza intervento le abilità narrative non cambiavano. Il campione ridotto e il disegno richiedono prudenza: i risultati non stabiliscono una durata ideale del trattamento, né dimostrano un trasferimento automatico alla narrazione scritta.

Osservare una storia su più livelli

Per un’attività clinica possiamo distinguere almeno tre domande: il bambino trova le parole? Costruisce frasi comprensibili? Collega gli eventi in modo che l’ascoltatore segua il racconto? Un miglioramento nella prima dimensione può convivere con una difficoltà nelle altre.

Ecco un esempio originale: una bambina prepara una torta, il recipiente cade e il fratello la aiuta a ricominciare. Dire «torta, ciotola, fratello» mostra alcune conoscenze lessicali. Raccontare «la ciotola è caduta, perciò hanno rifatto l’impasto» rende esplicito il legame tra gli eventi.

Graduare gli aiuti

  • Concordare quale elemento della storia osservare.
  • Fornire un supporto visivo quando serve a rendere visibile la struttura.
  • Lasciare spazio a una produzione autonoma prima delle domande.
  • Annotare quali informazioni emergono spontaneamente e quali dopo un aiuto.

Questi sono spunti di organizzazione, non una riproduzione del protocollo SKILL. È utile evitare una sequenza di domande che faccia produrre all’adulto quasi tutta la storia: in quel caso stiamo misurando anche la quantità di sostegno fornito.

Verificare fuori dall’attività allenata

Un nuovo racconto, con personaggi e immagini diversi, permette di osservare se il bambino usa quanto appreso. Una conversazione su un’esperienza personale aggiunge un’altra richiesta. Se l’obiettivo è scrivere, serve una verifica scritta separata: saper raccontare a voce non garantisce che pianificazione e produzione del testo siano già autonome.

Risorse di Training Cognitivo

Nel GameCenter di Training Cognitivo trovi attività digitali da selezionare secondo gli obiettivi. La disponibilità di un esercizio non ne dimostra l’efficacia clinica: materiali e aiuti vanno adattati e i risultati verificati.

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Riferimenti

  • Gillam, S. L., et al. (2018). Improving Narrative Production in Children With Language Disorders: An Early-Stage Efficacy Study of a Narrative Intervention Program. Language, Speech, and Hearing Services in Schools, 49(2), 197–212. doi:10.1044/2017_LSHSS-17-0047.

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