Le difficoltà linguistiche e ortografiche possono coesistere senza coincidere. Uno studio e un esempio per osservare separatamente parole, frasi e testi.

Le difficoltà linguistiche e ortografiche possono coesistere senza coincidere. Uno studio e un esempio per osservare separatamente parole, frasi e testi.

Un bambino può faticare a raccontare un’esperienza e scrivere correttamente molte parole. Un altro può parlare con facilità e commettere numerosi errori ortografici. Parlare e scrivere condividono alcune richieste, ma non sono abilità intercambiabili.

Che cosa intendiamo con «scrive bene»

Prima di confrontare linguaggio e scrittura, serve precisare il compito. Un dettato di parole, una frase prodotta autonomamente e un racconto scritto chiedono cose diverse. La correttezza ortografica non esaurisce la qualità di un testo: organizzazione, lessico e costruzione delle frasi possono presentare difficoltà anche quando le parole sono scritte senza errori.

Uno studio sul rapporto tra le difficoltà

Rakhlin e colleghi (2013) hanno studiato 149 bambini russofoni, confrontando profili con difficoltà linguistiche, di scrittura o entrambe. Hanno esaminato consapevolezza fonologica, denominazione rapida, ripetizione di non-parole e conoscenze morfologiche e ortografiche.

Il gruppo con difficoltà linguistiche ma senza difficoltà di scrittura non mostrava lo stesso insieme di fragilità dei gruppi con difficoltà nello scritto. I risultati documentano una sovrapposizione parziale tra i profili. Non permettono di prevedere l’ortografia di un singolo bambino a partire dalla sola descrizione del suo linguaggio orale.

La popolazione studiata e il sistema ortografico russo impongono inoltre cautela nel trasferire i risultati all’italiano. Le percentuali osservate in quel campione non sono stime della frequenza dei disturbi nella popolazione italiana.

Un esempio: le parole sono corrette, il racconto è difficile

Immaginiamo che un bambino scriva correttamente «parco», «amico» e «pallone» sotto dettatura. Quando deve raccontare la domenica, produce invece «io parco amico pallone», senza chiarire chi abbia fatto che cosa. Il primo compito ha mostrato un punto di forza nella trascrizione di quelle parole; il secondo ha evidenziato una difficoltà diversa.

Possiamo raccogliere il racconto orale e quello scritto, osservando quali informazioni compaiono e quali collegamenti mancano. Una domanda come «che cosa è successo dopo?» offre un supporto diverso dal fornire la grafia di una parola: conviene annotarli separatamente.

L’esempio è originale e illustrativo. Non rappresenta un caso dello studio né una sequenza di trattamento validata.

Osservare il profilo prima di scegliere l’attività

  • Trascrizione: quali parole vengono scritte correttamente e in quali condizioni?
  • Linguaggio: le frasi esprimono chiaramente le relazioni tra persone e azioni?
  • Testo: chi legge riesce a ricostruire la sequenza degli eventi?
  • Supporti: quali domande o modelli rendono possibile una risposta più completa?

Un’attività può essere scelta per un obiettivo preciso e verificata su quello. Se lavoriamo sull’organizzazione di un racconto, contare soltanto gli errori ortografici rischia di non mostrare ciò che stiamo cercando di cambiare. Viceversa, una storia più ricca non prova che la trascrizione sia diventata più accurata.

Riferimento

Rakhlin, N., Cardoso-Martins, C., Kornilov, S. A., & Grigorenko, E. L. (2013). Spelling well despite developmental language disorder: What makes it possible? Annals of Dyslexia, 63, 253–273. Testo dello studio.

Strumenti per approfondire

Il corso sul potenziamento della scrittura offre un approfondimento professionale. Nel GameCenter è possibile esplorare attività e strumenti. Questi rimandi non equivalgono a una validazione dei prodotti da parte degli studi citati.

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Dall’archivio di Training Cognitivo (TC-117). Testo rielaborato e riferimenti principali verificati il 10 ottobre 2026. Esempi illustrativi; non si tratta di una revisione esaustiva della letteratura.

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