La morfosintassi è un aspetto fondamentale del linguaggio, poiché consente di costruire frasi grammaticalmente corrette e comprensibili. Ma come si manifesta un disturbo morfosintattico? Quali sono i segnali da osservare? E quando è opportuno intervenire?

Disturbi morfosintattici nei bambini: caratteristiche e segnali da approfondire

Cos’è la morfosintassi?

La morfosintassi riguarda la forma delle parole e la loro organizzazione nelle frasi. La morfologia comprende, per esempio, plurale, genere e flessione dei verbi; la sintassi riguarda il modo in cui le parole si collegano. Nella frase “le bambine giocano”, articolo, nome e verbo concordano al plurale.

Quali difficoltà possiamo osservare?

Gli esempi seguenti illustrano tipi di errore, senza costituire un test o una diagnosi:

  • Concordanza: “i cane” al posto di “i cani”, oppure “bambina piccolo” al posto di “bambina piccola”.
  • Verbi: difficoltà a esprimere il tempo dell’azione, come “ieri vado al parco”.
  • Elementi grammaticali: omissioni o usi non appropriati di articoli, preposizioni e pronomi.
  • Collegamenti fra frasi: difficoltà a esprimere rapporti come causa, tempo o condizione attraverso “perché”, “quando” e “se”.
  • Comprensione: difficoltà a riconoscere chi compie un’azione. “Il gatto insegue il topo” e “il gatto è inseguito dal topo” assegnano ruoli diversi agli stessi animali.

Quando chiedere una valutazione?

Un singolo errore non permette di stabilire se ci sia un disturbo. Contano età, storia di sviluppo, persistenza, comprensione e impatto sulla comunicazione. Se le difficoltà ostacolano gli scambi quotidiani o l’apprendimento, è opportuno parlarne con il pediatra e con un logopedista, senza aspettare una soglia anagrafica presentata come automatica.

Difficoltà associate e plurilinguismo

Le difficoltà grammaticali possono rientrare in un disturbo dello sviluppo del linguaggio o accompagnare altre condizioni. Dislessia, ADHD e difficoltà linguistiche possono coesistere: questo non significa che l’una sia necessariamente la causa dell’altra. Il consenso CATALISE distingue fattori di rischio, condizioni associate e condizioni che spiegano un quadro più ampio.

Il plurilinguismo, di per sé, non causa un disturbo del linguaggio. La valutazione deve considerare le lingue usate dal bambino e le opportunità di esposizione; una prestazione in una sola lingua può dare un’immagine incompleta.

Esempi di attività da adattare

Il lavoro parte dagli obiettivi individuati nella valutazione. Ecco alcuni esempi illustrativi da concordare con il professionista, scegliendo richieste accessibili:

  • Descrivere due immagini variando il numero: “il cane corre” e “i cani corrono”.
  • Descrivere qualità e concordanze: “la palla rossa”, “le palle rosse”.
  • Raccontare una breve sequenza usando prima, dopo e perché, con immagini di supporto.
  • Riprendere un messaggio del bambino offrendo un modello comprensibile, senza trasformare ogni conversazione in una correzione.

Famiglia, scuola e professionista possono scegliere situazioni concrete in cui osservare se le strutture esercitate vengono usate anche spontaneamente. Il completamento di una scheda, da solo, non descrive l’intero cambiamento comunicativo.

Pronuncia e grammatica sono lo stesso problema?

No: questo articolo riguarda la costruzione e la comprensione delle frasi. Per un tema diverso, relativo ai suoni e alla pianificazione del parlato, puoi leggere disprassia verbale e disordine fonologico: differenze e valutazione.

Riferimenti

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