La desensibilizzazione dei genitori mira a ridurre paura e tensione. Non significa ignorare la balbuzie o attribuirne la causa alla famiglia.

Balbuzie: aiutare i genitori a vivere la comunicazione con meno allarme

Due genitori confrontano domande ed esperienze con una logopedista.

La desensibilizzazione dei genitori mira a ridurre paura e tensione. Non significa ignorare la balbuzie o attribuirne la causa alla famiglia.

Ascoltare il proprio figlio balbettare può suscitare preoccupazione, dispiacere e il desiderio di intervenire subito. Sono reazioni comprensibili. Quando l’attenzione resta costantemente sul modo di parlare, però, anche una conversazione piacevole può essere vissuta come una prova.

Che cosa significa desensibilizzazione

In questo contesto, desensibilizzare significa aiutare i genitori a riconoscere e affrontare le proprie reazioni, così da poter rimanere presenti nello scambio anche quando la balbuzie si manifesta. Non significa diventare indifferenti o convincersi che non ci sia alcun bisogno.

Berquez e Kelman hanno descritto nel 2018 metodi clinici per lavorare su questi aspetti. Il contributo è una presentazione di procedure e ragionamenti terapeutici: non va letto come uno studio sperimentale che dimostri da solo l’efficacia di ogni tecnica proposta.

Comprendere prima di intervenire

Una famiglia può temere le prese in giro; un’altra può associare ogni esitazione a un peggioramento. Prima di scegliere un’attività, il professionista esplora quale significato viene attribuito alla balbuzie e quali situazioni generano maggiore tensione.

Il lavoro è graduale e concordato. Non si riduce a un invito generico a «stare tranquilli», né richiede di affrontare improvvisamente situazioni vissute come insostenibili.

Un punto di partenza quotidiano

Dopo una conversazione, invece di chiedersi soltanto «quanto ha balbettato?», il genitore può osservare anche che cosa il bambino voleva raccontare, se si è sentito ascoltato e se ha potuto completare il messaggio.

  • Quale parte del racconto mi interessava?
  • Ho lasciato spazio alla risposta?
  • Ho reagito a un bisogno del bambino o soprattutto alla mia preoccupazione?
  • Quale dubbio vorrei discutere al prossimo incontro?

Queste domande non sono una lista per giudicarsi: servono a rendere più chiara l’esperienza.

Collaborare senza colpevolizzare

I genitori non causano la balbuzie perché sono preoccupati. Il loro coinvolgimento può aiutare a costruire un ambiente comunicativo più sereno, mentre il logopedista valuta il quadro e concorda il percorso. Il benessere familiare e la partecipazione del bambino meritano attenzione insieme alle caratteristiche del parlato.

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Rielaborazione e aggiornamento redazionale di un contributo originale di Giorgio Benedetti.

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