Che cosa dicono le ricerche sulla terapia cognitivo-comportamentale a distanza e quali aspetti chiarire prima di iniziare un percorso.

Psicoterapia online: distinguere un percorso guidato da una semplice app

Che cosa dicono le ricerche sulla terapia cognitivo-comportamentale a distanza e quali aspetti chiarire prima di iniziare un percorso.

Una donna partecipa a un colloquio psicologico online in un ambiente riservato.
Illustrazione originale realizzata con strumenti di intelligenza artificiale; scena esemplificativa.

Con «psicoterapia online» si possono indicare esperienze differenti: sedute in video, programmi strutturati con supporto del terapeuta o strumenti autoguidati. Una app di benessere non coincide automaticamente con una psicoterapia. Per leggere le prove di efficacia occorre sapere quale intervento è stato studiato.

Che cosa suggerisce una revisione recente

Una revisione sistematica pubblicata nel 2024 sul CMAJ ha confrontato terapia cognitivo-comportamentale guidata da un terapeuta a distanza e in presenza. Comprendeva 54 studi randomizzati e 5.463 partecipanti. Le prove, giudicate di certezza moderata, indicavano differenze piccole o assenti negli esiti principali tra le due modalità considerate.

Il risultato riguarda interventi e condizioni inclusi negli studi. Non dimostra che tutte le psicoterapie, tutte le piattaforme o ogni programma senza supporto professionale siano equivalenti. La modalità di erogazione è una parte del trattamento, non la sua intera definizione.

Che cosa chiarire prima di iniziare

È utile conoscere qualifiche del professionista, obiettivi, modalità degli incontri e criteri di verifica. Anche riservatezza, gestione dei dati e possibilità di collegarsi da un ambiente adeguato fanno parte della praticabilità del percorso.

Una domanda concreta è: «Se la connessione si interrompe, come proseguiamo?». Un’altra riguarda i contatti tra le sedute e i loro limiti. Questi accordi evitano aspettative implicite, come immaginare che un messaggio inviato in piattaforma venga letto immediatamente.

Accessibilità non significa appropriatezza per tutti

La distanza può ridurre spostamenti e facilitare la continuità. Per altre persone, difficoltà tecniche, mancanza di uno spazio privato o preferenze personali possono rendere più adatto un percorso in presenza o misto. La scelta va discussa, non imposta dalla disponibilità del software.

Un percorso ordinario online non va confuso con un servizio di emergenza. Le modalità di gestione delle situazioni urgenti devono essere chiarite con il professionista e riferite al luogo in cui si trova la persona.

Come valutare se il percorso è utile

Si possono concordare obiettivi osservabili e momenti di confronto. Per esempio: quali situazioni si riescono ad affrontare meglio, quali difficoltà restano e quale impegno richiedono le attività tra gli incontri. Soddisfazione per la piattaforma e cambiamento clinico sono informazioni diverse.

La ricerca sostiene la possibilità di offrire alcuni trattamenti efficaci a distanza, ma non elimina la necessità di una valutazione individuale. La domanda da porre non è soltanto «funziona online?», bensì «questo percorso, con questo professionista e queste condizioni, è appropriato per il bisogno che voglio affrontare?».

Fonti e approfondimenti

Revisione editoriale: 11 ottobre 2026. Contenuto divulgativo; non sostituisce una valutazione individuale.

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