Neglect dopo ictus: quando una parte dello spazio viene trascurata
Il neglect può influenzare lettura, pasti e movimenti. Perché occorre osservarlo nelle attività reali e distinguerlo dai problemi del campo visivo.

Una persona mangia soltanto da una parte del piatto oppure omette l’inizio delle righe quando legge. Dopo un ictus, comportamenti simili possono essere collegati al neglect, o negligenza spaziale unilaterale. Non significano semplicemente che la persona non si impegna a guardare meglio.
Attenzione allo spazio e visione non coincidono
Il neglect riguarda la difficoltà a orientarsi e a rispondere a informazioni provenienti da una parte dello spazio, frequentemente quella sinistra dopo una lesione dell’emisfero destro. Può interessare lo spazio personale, quello vicino e quello più lontano, con manifestazioni diverse.
È distinto da una perdita del campo visivo, anche se i due problemi possono coesistere. La valutazione deve quindi considerare attenzione spaziale, visione, movimenti oculari e conseguenze funzionali. Un familiare non può distinguere con sicurezza questi quadri osservando soltanto un comportamento.
Perché il foglio non basta
Le prove carta e matita sono utili, ma non esauriscono il problema. La persona può comportarsi diversamente durante un pasto, nel vestirsi o mentre si sposta. NICE raccomanda di valutare la disattenzione visiva anche con compiti funzionali e di considerare come influisce sulle attività quotidiane.
Per preparare il confronto con il team, si può annotare che cosa viene trascurato, in quale attività e con quali conseguenze. Per esempio: «Durante la lettura salta alcune parole sul margine; con un richiamo si orienta, ma dopo poche righe ricomincia». È un’osservazione, non una misurazione standardizzata.
Gli aiuti vanno scelti per un obiettivo
Tra le possibilità riabilitative rientrano strategie di esplorazione e richiami visivi o verbali, da scegliere in base alla valutazione. Non esiste un unico posizionamento degli oggetti che risolva ogni situazione. Allenare l’esplorazione e garantire la sicurezza possono richiedere scelte differenti in momenti differenti.
Un esempio: individuare l’inizio di una riga è un obiettivo specifico; muoversi senza urtare ostacoli è un altro. Il miglioramento nel primo non dimostra automaticamente che sia sicuro affrontare il secondo senza assistenza. È il team a stabilire come verificare il trasferimento delle strategie.
Comunicare senza attribuire colpe
Dire ripetutamente «devi stare più attento» non spiega che cosa fare. Un richiamo concordato e concreto può essere più comprensibile, purché sia adatto alla persona. Anche la consapevolezza della difficoltà può variare: discutere o insistere non la rende automaticamente maggiore.
Familiari e professionisti possono condividere poche indicazioni coerenti, evitando suggerimenti contraddittori. La verifica riguarda ciò che la persona riesce a fare, con quale aiuto e in quale ambiente. Per spostamenti, cucina e altre attività che comportano rischi servono indicazioni individuali, non esercizi ricavati autonomamente da una pagina web.
Fonti e approfondimenti
Revisione editoriale: 11 ottobre 2026. Contenuto divulgativo; non sostituisce una valutazione individuale.



