Funzioni esecutive e calcio: associazioni, allenamento e limiti
Che cosa emerge negli studi sui calciatori e perché una correlazione non dimostra che un esercizio cognitivo migliori il rendimento sportivo.

In una partita occorre aggiornare le informazioni, cambiare scelta e coordinarsi con i compagni. È comprensibile chiedersi quale relazione esista tra funzioni esecutive e prestazione calcistica. Ma riconoscere una relazione non equivale a dimostrare l’efficacia di un allenamento.
Lo studio sui calciatori
Scharfen e Memmert hanno studiato 172 calciatori di élite, tra 12 e 34 anni, considerando funzioni cognitive, caratteristiche fisiologiche e indicatori di prestazione. Nel lavoro del 2021, memoria di lavoro e flessibilità cognitiva, insieme a un indice cognitivo complessivo, mostravano associazioni con indicatori quali intelligenza di gioco e tempo giocato.
Si tratta di relazioni all’interno del campione. I dati non mostrano che aumentare un punteggio a un test causi automaticamente più minuti in campo, né che le funzioni esecutive spieghino da sole il talento sportivo.
Le spiegazioni possibili sono più di una
L’esperienza di gioco potrebbe contribuire ad alcune abilità; alcune caratteristiche individuali potrebbero facilitare l’apprendimento sportivo; allenamento, selezione e contesto potrebbero influenzare entrambe le cose. Un disegno correlazionale non permette di scegliere con certezza una sola direzione.
Inoltre, una prova al computer e una decisione durante una partita non sono equivalenti. Sul campo entrano in gioco percezione, tecnica, fatica, tattica, emozioni e interazione con gli altri.
Progettare una proposta educativa
In un’attività sportiva si possono inserire richieste di scelta e adattamento, rendendo chiaro l’obiettivo. Per esempio, una regola può cambiare al segnale dell’allenatore, purché il compito resti comprensibile e adeguato ai partecipanti. È un’idea didattica da adattare, non un protocollo derivato dallo studio.
La verifica dovrebbe riguardare ciò che interessa realmente: comprensione delle regole, decisioni nella situazione allenata, partecipazione e qualità del gioco. Un miglioramento nell’esercizio non va presentato come prova di un aumento generale dell’intelligenza.
Che cosa evitare nella selezione dei ragazzi
Un test cognitivo isolato non dovrebbe diventare un verdetto sul futuro di un giovane atleta. I risultati dipendono anche da sviluppo, esperienza e condizioni di esecuzione. Ridurre opportunità sulla base di una singola misura può ignorare risorse che emergono in altri contesti.
Se si usa un’attività digitale, anche del GameCenter, conviene dichiarare quale abilità richiede e controllare il trasferimento a un compito pertinente. Non esiste un passaggio automatico dal punteggio sullo schermo alla prestazione agonistica. Il valore della proposta va cercato negli obiettivi concordati e osservabili.
Fonti e approfondimenti
Revisione editoriale: 11 ottobre 2026. Contenuto divulgativo; non sostituisce una valutazione individuale.


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