Parole, gesti, contesto e interlocutore: un esempio per distinguere la risposta a un esercizio dal raggiungimento di uno scopo comunicativo.

Comunicazione funzionale nell’afasia: osservare lo scambio reale

Parole, gesti, contesto e interlocutore: un esempio per distinguere la risposta a un esercizio dal raggiungimento di uno scopo comunicativo.

«Ci vediamo davanti alla farmacia, non alla fermata». Capire questa frase e riuscire a correggere un appuntamento richiede più del riconoscimento delle singole parole. Bisogna sapere di quale luogo si parla, seguire la risposta dell’altra persona e accorgersi di un possibile equivoco. È una situazione concreta in cui osservare la comunicazione funzionale.

Una cornice per guardare lo scambio

Doedens e Meteyard (2022) propongono di descrivere la comunicazione come uso del linguaggio situato. Il loro quadro teorico mette in relazione tre caratteristiche:

  • Interattiva: i partecipanti costruiscono lo scambio e lo modificano in base alle risposte reciproche.
  • Multimodale: parole, gesti, sguardo, scrittura e immagini possono contribuire al messaggio.
  • Contestuale: contano l’ambiente, le conoscenze condivise e ciò che è già accaduto nella conversazione.

È una proposta teorica per organizzare osservazione e ricerca, non un test né un protocollo di trattamento. Aiuta a ricordare che una prestazione linguistica isolata e il raggiungimento di uno scopo comunicativo richiedono misure diverse.

Un appuntamento da chiarire

Immaginiamo che una persona con afasia voglia incontrare un amico davanti alla farmacia. L’amico pensa invece alla fermata dell’autobus. La persona può dire una parola, indicare una fotografia del luogo, scrivere una parte del nome o usare una mappa. Lo scopo è chiarire dove incontrarsi.

Se l’amico risponde «Ho capito: davanti alla farmacia», lo scambio ha raggiunto un risultato. Se invece indovina il luogo senza dare alla persona la possibilità di confermarlo, resta incerto se il messaggio sia stato davvero condiviso. Per questo è utile osservare anche il comportamento dell’interlocutore.

L’esempio è originale e non appartiene a uno strumento standardizzato. Mostra come la stessa parola possa comparire in compiti molto diversi: nominare l’immagine di una farmacia, comprenderla in una frase e usarla per correggere un appuntamento.

Rendere l’obiettivo osservabile

«Migliorare la comunicazione» indica una direzione, ma lascia aperte molte domande. Una formulazione più concreta potrebbe essere: «Concordare con un familiare luogo e orario di un’uscita usando i supporti abituali, verificando insieme di aver capito la stessa cosa».

Per descrivere ciò che accade possiamo annotare lo scopo dello scambio, le informazioni trasmesse, gli aiuti disponibili, i fraintendimenti e il modo in cui vengono risolti. Possiamo inoltre chiedere alla persona quanto lo scambio sia stato faticoso o soddisfacente. Si tratta di osservazioni da integrare nella valutazione professionale, senza attribuire loro un punteggio clinico inventato.

Collegare esercizi e vita quotidiana

Un esercizio sulle parole può avere un obiettivo preciso e utile. Il passo successivo è verificare se il cambiamento osservato sostiene anche un’attività importante per la persona. Questo collegamento va controllato: non si può dedurre soltanto dall’aumento delle risposte corrette su una scheda.

La stessa domanda accompagna gli articoli di questo gruppo: le parole recuperate vengono utilizzate? Uno script resta disponibile se cambia l’interlocutore? Un testo viene compreso abbastanza da orientare una scelta?

Risorse per costruire il percorso

Il corso sul trattamento dell’afasia affronta partecipazione e obiettivi condivisi. Il volume 4 della collana Esercizi per l’afasia comprende conversazione e role play. Consulta le proposte rispetto alle situazioni che interessano alla persona: un materiale operativo non sostituisce l’interazione reale.

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Riferimento

Doedens, W. J., & Meteyard, L. (2022). What is functional communication? A theoretical framework for real-world communication applied to aphasia rehabilitation. Neuropsychology Review, 32(4), 937–973. doi:10.1007/s11065-021-09531-2.

Dall’archivio di Training Cognitivo. Testo e collegamenti aggiornati l’8 ottobre 2026, con verifica dei riferimenti principali. Gli esempi sono illustrativi; non si tratta di una revisione esaustiva della letteratura.

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